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09/11/2004 Parres Lìbberos

La calata dei continentali

de Fabritziu Dettori

"La calata dei continentali".Con tale titolo apriva l'articolo di Antonio Canalis, ex direttore didattico e insigne uomo politico democristiano sassarese, degli anni '50 e '6o, pubblicato nel quotidiano La Nuova Sardegna del 11 febbraio del 1959. " Il flusso dei maestri elementari che ad ogni concorso magistrale giungono in Sardegna dalle diverse contrade del continente per tentare la via di un definitivo collocamento, ha registrato, specie in questi ultimi venti anni, notevoli e progressivi aumenti. Questa volta però è di così vistose proporzioni da mettere addirittura in istato di vera emergenza non solo i mezzi di trasporto e alberghi, ma pur anco tutte le autorità interessate." Iniziamo con questa storica denuncia la questione irrisolta delle cattedre assegnate in Sardegna ai docenti italianos, giacché da tale articolo prescindono principi ancora oggi fortemente dibattuti. Il Signor Canalis impugnava una delicata e rivoluzionaria causa: il rispetto della lingua e della cultura dei discenti. Egli, infatti, sosteneva: "Quali risultati dunque possiamo attenderci, noi sardi, dall'opera di un maestro che, oltre ad ignorare completamente l'ambiente in cui il suo alunno vive e si sviluppa, non conosce né intende alcunché della lingua ove esercita il suo magistero?". La situazione che si presentava nelle scuole sarde era drammatica: da una parte bambini, per la maggioranza monolingui - sardo parlanti - e dall'altra, docenti che conoscevano la Sardegna per averla vista soltanto nella cartina geografica. "Chiediamo pertanto una modifica nei futuri bandi per i concorsi magistrali, che limiti la partecipazione ai posti messi a concorso nelle varie provincie ai soli candidati che dimostrino di possedere alla data del bando la residenza in uno dei Comuni della Regione". Analogamente a quanto avviene per legge in Sicilia. La questione arrivò finalmente in Consiglio regionale, ma si scontrò con la politica italianista, espressa fra gli altri, anche dal sardista Piero Soggiu, il quale asseriva che "la proposta urtava contro i principi fondamentali della nostra Costituzione, quelli dell'uguaglianza dei cittadini e della loro libertà di movimento nel territorio della Repubblica." Il nulla di fatto che ne conseguì fu, mutuando le parole di Sergio Salvi, esperto delle problematiche colonialistiche subite dalla nazione sarda, l'aggravarsi inesorabile del "genocidio bianco", ovvero culturale, del popolo sardo. Orbene, sono trascorsi più di quarant'anni e moltissimi dei docenti precari sardi reclamano, come allora, il diritto ad esercitare la loro professione in Sardegna, senza essere scalzati dai "forestieri". In prima pagina, il 23.11.1996, l'Unione Sarda affrontava l'argomento con l'articolo: "Fuori i continentali". Le rivendicazioni dei precari sardi riguardavano aspetti occupazionali e culturali. In quest'occasione l'Assessore alla cultura, il sardista Efisio Serrenti proponeva: una prova sulla conoscenza della lingua e cultura sarde per l'aggiudicazione delle cattedre, e un punteggio di residenza, conformemente a quanto avviene rispettivamente in Sud-Tirolo, Valle d'Aosta e Sicilia. Per insegnare in codeste regioni, infatti, i candidati nei concorsi devono sostenere, un severo esame, nella rispettiva lingua autoctona, il quale solo se superato permette loro di acquisire il diritto al lavoro e all'"indennità di bilinguismo". Altrettanto si appresta ad attuare la cosiddetta "Padania". Di concreto nella nostra Isola invece, soltanto il Partidu sardu indipendentista (oggi Sardigna Natzione) realizzò, nel 1988, una proposta di legge di iniziativa popolare per assegnare un punteggio di residenza, di cinque punti, per i cittadini residenti in Sardegna da almeno cinque anni nei pubblici concorsi. Le firme per tale disegno di legge, regolarmente autenticate e depositate alla Regione, raggiunsero la quota di 7500 sottoscrizioni, anziché 10000 necessarie per indire un referendum regionale. Nel 1996 il Consigliere Comunale di Oristano, il sardista Vincenzo Urru nella seduta del 18.11. propose: "la conoscenza della lingua sarda, requisito indispensabile per la partecipazione ai concorsi indetti dal Comune di Oristano, volendo con ciò riservare i posti di lavoro ai sardi". Ne seguì una polemica poiché il sindaco Mariano Scarpa accolse quei suggerimenti con una sonora risata. Altri tempi. Oggi i sardi hanno una maggiore coscienza nazionale che li consapevolezza dei diritti loro spettanti. La Sardegna che è una Nazione, alla quale è riconosciuta universalmente la sua lingua, (attraverso una legge regionale, la n°26 del 15/10/1997, una nazionale, la n°482 del 15/12/1999, ed una normativa europea, adottata a Strasburgo il 5/11/1992, la quale è stata approvata dalla Camera dei deputati, il 16.10.2003, che ha autorizzato il Presidente della Repubblica a ratificarla), può risolvere la disputa, rivendicando a livello internazionale i propri diritti per ottenere dallo Stato italiano la cosiddetta "delega" alla pubblica istruzione, programmazione didattica e personale scolastico, nell'attesa di una sovranità reale, in virtù della propria diversità linguistica ed etnica. Solo così si può vincere la sempre più decisa desardizzazione degli studenti, ed evitare ciò che già s'innu de Su patriotu sardu denunciava: Intantu in s'Isula nostra/numerosa giuventude/de talentu e de virtude/oziosa la lassana. E a su sardu restàda/una fune a s'impiccare.

Cordiali saluti
Thathari, 04.11.2004 Fabritziu Dettori

Carrela de IV novembre n° 28 - 07100 Thathari. Tel. e Fax: 079270235. patriotu@tiscali.it




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