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13/04/2005 Rassinnia de s'Imprenta - www.sassarisera.org

Punire il Centrodestra? Con Soru non c'è limite al peggio

Ma a Soru interessa qualcosa delle elezioni amministrative? Gli importa che la coalizione che lo ha fatto vincere non perda. Si sarebbe comportato allo stesso modo se a farlo governatore fosse stato il centrodestra. In questo caso la sua condotta antipolitica avrebbe persino rappresentato meglio i desideri e la cultura di alcuni partiti che si raggruppano nella Casa delle Libertà. 
Soru ha la furbizia e l’arroganza del contadino arricchito. E’ contro i sindacati perché non ama il dialogo e non ammette compromessi che intacchino i suoi interessi personali. Non ama i lavoratori per le stesse ragioni. Detesta i giovani tranne non siano come quelli di cui avrebbe voluto essere amico quand’era ragazzo e non ha potuto. Non fa distinzioni d’identità perché il suo successo è avvenuto fuori dell’isola. Si accorda soltanto con chi riconosce la sua supremazia. Gode degli accordi perché la sua vocazione è disattenderli per misurare la sua capacità di provocazione e i risultati che ne ricava. 
Senza necessariamente cercare gli indizi psichici della sua caratterialità, tutto spiega quanto va succedendo a centrosinistra subito dopo l’uscita in mare aperto dalla fase preelettorale. 
Soru per il centrodestra è una grande risorsa. C’è chi riassume dicendo, tra i sopravvissuti famosi e meno depressi della Casa delle Libertà: Fin che c’è Soru c’è speranza. Vale la pena osservare che tra i partiti dei due poli alle ultime elezioni c’erano appena due punti percentuali di differenza. Allora, nel giugno dello scorso anno, gli elettori hanno dovuto tener conto della scontentezza procurata dai governi di centrodestra: ragione per cui hanno ritenuto opportuno cambiare. Oggi a meno di un anno di distanza agli elettori scontenti del centrodestra stanno per aggiungersi quelli infuriati del centrosinistra. Non è azzardato ipotizzare che sono quasi tutti i sardi ad avercela con la classe politica soprattutto perché da quando c’è il governatore non conta più niente, sia che si trovi in maggioranza sia che si trovi relegata all’opposizione. 
Il vantaggio acquistato dal centrosinistra nello scorso giugno è pressoché sfumato e con una velocità di evanescenza superiore a quella del centrodestra nei lunghissimi cinque anni della sua legislatura. E’ pensabile che non troverà una risposta, questo malumore, tra sindacati, lavoratori, studenti, insegnati, dipendenti pubblici, chimici, sportivi, operatori culturali, operatori del mondo della sanità? 
Se fino alla vigilia delle elezioni amministrative c’era chi sperava di ristabilire il ruolo dei partiti attraverso l’organizzazione del voto, scegliendo le alleanze giuste, opponendo agli avversari degli sfidanti di peso, rivendicando il ruolo delle autonomie locali, dopo la chiusura delle liste, questa speranza è svanita per lo spettacolo di litigiosità, la voglia di rivalsa tra alleati di governo, il riaffiorare a sinistra dei particolarismi indotti dal nuovo sistema elettorale che sembravano patologie esclusive della destra-centro. 
Dov’è finita la linea di rinnovamento predicata dal governatore: a Sassari o a Nuoro nella guerra per imporre un sindaco o un presidente di provincia(il senatore Dettori o il presidente Licheni non sono della Margherita?) o in Gallura dove Soru, per recuperare il sacrificio di della sua Caterina Pes, per compiacere i sardisti oristanesi, impone un’altra donna di Progetto Sardegna schiacciando l’udierrino Antonio Satta e tutta la corte dei miracoli postdemocristiana che si era battuta più di altre a favore delle nuove province?
La legge salvacoste, il danno sistematico e cinico al sistema economico sardo, le decisioni sul piano del lavoro, sull’imprenditorialità giovanile e sulle riforme, a questo elenco di danni, di cui si scoprirà la rilevanza nel corso dell’anno – scrivono i sindacati- si aggiungono gli effetti dei tagli apportati ai diversi settori che già da oggi colpiscono giovani e anziani che peseranno sui bilanci dei comuni. 
Chi può vantarsi a sinistra di far parte della leadership di Soru e aspettarsi da questo turno elettorale il premio per aver cacciato il centrodestra? Punire ancora il centrodestra? Ma con Soru non c’è limite al peggio. Così potrebbe ragionare tanta gente che a giugno dello scorso non poteva supporre il cambiamento intervenuto. 
E’ successo di tutto nei dieci mesi di governo della giunta regionale. Assessori senza capacità di decisione, commissioni blindate, delegittimazione del Consiglio regionale, norme intruse che aboliscono o introducono leggi, conflitto di interessi con leggi che aboliscono il conflitto e lasciano intatti gli interessi, enti regionali azzerati, dirigenti delle Asl licenziati e sostituiti con gente proveniente da fuori, probabilmente brava, ma sicuramente reclutata con la riserva mentale di punire chi non ha assecondato il governatore nelle sue intenzioni o ha avuto il torto di servirsi di qualche multinazionale concorrente di Tiscali. 
Il licenziamento del manager della Asl di Cagliari, in piena battaglia elettorale, è un’autentica sfida ai sardi che hanno creduto ai sardi nei posti di responsabilità, un atto di arroganza, uno spregio all’identità, una sfida alla pace sociale, un obolo pagato al giustizialismo di chi –pur meritando il massimo rispetto per la sua tecnicalità- arriva in Sardegna dalla Torino delle valvole cardiache. I sardi non sono razzisti, né ingrati da non riconoscere lo spazio accordatoci nelle carriere fuori dell’isola. Ma questo accanimento nella decimazione di un’intera classe di manager a beneficio di un’altra importata, ricorda, lo ripetiamo, il processo di polpotizzazione avvenuto in Cambogia. Chi applaudirà, o voterà, Pol Pot solo perché è un Kmer di colore rosso? 
Prima del governatore di Sanluri, il centrodestra era praticamente defunto all’interno delle sue nomenclature Ora ritorna forte e organizzato e va oltre le più ottimistiche e ragionevoli previsioni sulle amministrative usando queste soprattutto come pre-militare per le future regionali. Ha ragione Giulio Calvisi, nuovo general manager dei postcomunisti sorutei di andare a dire in giro che ci sarà una verifica dopo le elezioni. Che in futuro ci saranno le primarie. Resta da chiedersi, tuttavia, se queste rassicurazioni basteranno ai sindacati, ai lavoratori, agli imprenditori strangolati dalla banche regionali, ai dipendenti degli enti azzerati, ai muratori galluresi messi fuori dai cantieri chiusi, alla gente di sinistra convinta che Berlusconi avesse scavato sotto la sua villa al mare per farci un caveau con i miliardi spesi (?)durante la legislatura del centrodestra. 


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