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29/04/2005 Unu contu de gherra

Su 25 de abrile meu

de Maria Luisa Sotgiu

Anch’io ho ancora vivi i ricordi di quel giorno e sono fiera di avere la mia piccola storia da raccontare perché con essa faccio parte della Storia.

Dappertutto era il caos: si sentiva il rumore assordante delle mitragliatrici e dei cannoni. I bossoli arrivavano numerosi sul davanzale della finestra al primo piano; mio fratello piccolino da accudire che cantava una filastrocca , ignaro del pericolo; il cane che guaiva per il rumore incessante e io che avevo quasi sei anni e non andavo ancora a scuola, ero piccola anch’io, ma capivo con terrore che cosa stava accadendo intorno a me, inoltre non sentivo la presenza protettiva di mio padre arrestato dai tedeschi: in quella giornata ho dovuto prendermi delle grandi responsabilità, talmente dolorose che per anni avevo persino un soffio al cuore…. ed ero una bambina!

La situazione in quel periodo di fine guerra non è stata facile per nessuno, men che meno per noi nel Bellunese, dove si alternavano formazioni di partigiani, che non erano tutti così “bravi e buoni” come pensano taluni, e gruppi di soldati tedeschi che cercavano una via di scampo e sparavano per difesa…. In quei giorni di fuoco eravamo bersaglio di entrambi: gli uni arrestarono mio padre perché italiano con la divisa di sottufficiale dei CCRR, gli altri non simpatizzavano per mia madre perché sudtirolese di lingua tedesca, con i fratelli arruolati nella Wermacht e perciò considerata la “crucca”, che poi forte del suo carattere e favorita dalla lingua, riuscì a ottenere che non le fucilassero il marito, prigioniero presso il Comando tedesco a Belluno. Infatti dopo il 25 aprile mio padre, liberato dagli Alleati, tornò a casa, malconcio per le botte e le frustate prese, ma vivo, anche se non sembrava più lui!

Infine i problemi per la nonna ladina, filo-italiana, come tutti gli abitanti della Val Badia, che non era ben vista dai tedeschi perché non se n’era andata da casa sua, non avendo optato per la Germania e naturalmente aveva dei grossi problemi perché gli zii se n’erano andati tutti, lasciandola da sola con il nonno.

Ne uscimmo miracolosamente tutti vivi da quel bailamme. Tre famiglie diverse, tre mentalità completamente differenti, tre lingue totalmente disuguali, compreso il sassarese, mi hanno fatto comprendere, con il passare degli anni, quanto sottile possa essere un confine, sottile per i popoli, sottile per le culture, per le tradizioni, che si fondono in secoli di pacifiche convivenze.

Come posso trasmettere questi sentimenti, come la paura, la tenerezza, le antiche virtù. La profonda nostalgia di chi non c’è più, senza fare della retorica sulle memorie?

Un caro saluto,

Maria Luisa Sotgiu



Viale San Giovanni, 23

39034 Dobbiaco (BZ)



Tel. 0474.972001


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