DIARIU                                                                                                                  Sotziu pro s'identidade  


DIARIUlimba

 

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 1

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA

Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport

“LIMBA SARDA UNIFICADA”

Sintesi delle Norme di base:

ortografia, fonetica, morfologia, lessico

CAGLIARI, 2001

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 2

© Regione Autonoma della Sardegna, Cagliari 2001

Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport

LIMBA SARDA UNIFICADA

Sintesi delle Norme di base:

ortografia, fonetica, morfologia, lessico

elaborate dalla Commissione degli esperti:

Eduardo BLASCO FERRER, Roberto BOLOGNESI,

Diego Salvatore CORRAINE, Ignazio DELOGU,

Antonietta DETTORI, Giulio PAULIS,

Massimo PITTAU, Tonino RUBATTU,

Leonardo SOLE, Heinz Jürgen WOLF,

Matteo PORRU (segretario)

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 3

PRESENTAZIONE

A distanza di poco più di vent'anni (1978) dalla proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione in

Sardegna del bilinguismo e il riconoscimento dei diritti di tutela garantiti dall'art. 6 della Costituzione della Repubblica

Italiana, di un decennio (1992) dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, di quattro anni (1997)

dalla legge regionale sarda n.26, di due anni (1999) dalla legge della Repubblica italiana n. 482, sono più attuali che

mai le prospettive di ufficializzazione della lingua sarda e di un suo uso ampio da parte delle istituzioni pubbliche

e private.

L'uso ufficiale e formale del sardo è in grado di assicurarne nuova forza e presenza, al pari delle altre di ambito

statale e internazionale. La nostra lingua sarda, perché abbia la possibilità di svolgere appieno le funzioni che competono

a una lingua ufficiale, ossia ampia circolarità per messaggi orali e scritti di qualsiasi natura, nonché certezza,

coerenza, univocità, efficacia, forza, diffusione, in una parola "equipollenza" con le altre lingue, non può fare a

meno di avere norme certe, universali e condivise. Norme che costituiscano punto di riferimento unico e sovralocale

per qualsiasi utilizzatore sardo o esterno.

Ecco perché, dunque, con tempestività rispetto alle nuove esigenze d'uso del sardo derivategli dal nuovo quadro

giuridico e in risposta al desiderio di molti sardi di proiettare il sardo verso il futuro, già dal 29.12.1998, la Giunta

Regionale ha provveduto a stipulare una convenzione, conferendo un incarico tecnico-scientifico in materia di linguistica

sarda, in riferimento alle finalità della LR n. 26/1997, essenzialmente per elaborare un’ipotesi di normalizzazione

ortografica e un progetto di unificazione linguistica

1

.

La Commissione

Gli esperti, sfruttando la possibilità concessa dalla Convenzione

2

stessa (“elaborare e presentare, anche in equipe

con altri esperti convenzionati”), a partire dal 10 giugno 1999 fino al 28 febbraio 2001, si sono riuniti per 21 volte,

costituendo di fatto una Commissione, con l’impegno di raggiungere, dopo dibattito ampio ed esaustivo, un accordo

unanime circa le finalità proposte dalla Convenzione.

Gli esperti convenzionati sono studiosi di lingua sarda e linguisti di provenienza universitaria, scelti per le loro

conoscenze, per la notorietà dei loro studi in materia di lingua sarda e di pianificazione linguistica.

Per la sua stessa composizione, rappresentativa di diverse scuole di pensiero in relazione alle finalità da raggiungere,

e per il suo operare senza pregiudiziali o condizionamenti, in piena indipendenza di elaborazione e giudizio,

la Commissione è ampiamente rappresentativa e autorevole.

Partendo da ipotesi diverse, testimoniate anche dagli interventi orali e scritti nel corso delle numerose riunioni e

dalle singole proposte presentate, la Commissione è giunta alla proposta conclusiva che qui presentiamo. Come è

naturale in una opera di tale importanza e delicatezza, articolati e complessi sono stati i percorsi compiuti. Nei casi

di più difficile soluzione, si è lasciata libertà d’uso in via sperimentale. Qualche caso dubbio e alcuni fenomeni non

presi in considerazione non sono stati avviati a conclusione ma lasciati a un eventuale esame successivo da parte

degli esperti che fossero, in futuro, chiamati a perfezionare il lavoro qui presentato.

1.“elaborare e presentare, anche in equipe con altri esperti convenzionati, entro i termini per ciascuno indicati:

- una ipotesi di normalizzazione ortografica della lingua sarda, entro tre mesi dalla decorrenza della presente;

- un progetto, anche se non esaustivo, di unificazione linguistica ad esclusivo uso dell'Assessorato [della PI],

entro cinque mesi dalla decorrenza della presente;

- uno studio tecnico-scientifico circa l'applicabilità operativa, sotto il profilo culturale, di procedure ed azioni

tendenti al raggiungimento degli obiettivi e delle finalità della legge in riferimento alla propria materia, in

vista soprattutto del piano triennale previsto dalla medesima, entro la fine della decorrenza della presente

convenzione” (dalla Convenzione)

2. Prima convenzione n . 59/117 del 29-12-1998. Seconda convenzione n. 52/105 del 28-12-1999

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 4

La Norma della “Limba Sarda Unificada (LSU)”

La Norma elaborata può essere liberamente usata da chiunque, principalmente dalle Amministrazioni pubbliche

e private, ma anche dalle imprese di ogni tipo, dalle associazioni, dagli organi di informazione, dalle scuole, dalle

società telematiche e informatiche, ecc. L’Assessorato della Pubblica Istruzione si impegna a presentare al pubblico

le ragioni e le singole norme della LSU, perché se ne faccia una vasta sperimentazione e uso, anche per poter apportare,

a ragion veduta, eventuali modifiche o integrazioni.

La LSU è una lingua di riferimento, una lingua modello, basata sulla analisi delle varianti locali del sardo, sulla

classificazione dei fenomeni essenziali (per i quali si riscontrano differenze fonetiche e morfologiche) e, infine, sulla

selezione (all’interno dei singoli esiti reali e locali), caso per caso, di un modello ampiamente rappresentativo e

compatibile con il complesso delle varietà locali.

Nella selezione del modello, è stato preso in esame tutto il sardo nel suo complesso, senza stabilire confini o preferenze.

Ogni variante e ogni fenomeno fonetico diverso dagli altri è stato considerato con attenzione, in vista della

scelta del modello. La decisione è avvenuta in base a criteri e modalità che sono espressi con chiarezza nelle Norme.

Il risultato è una lingua naturale “elaborata” tramite correttivi e compensazioni, “mediata” attraverso la ricerca

della massima coerenza e ampiezza d’uso, più sistematica rispetto alla tradizione letteraria e alle singole varianti

locali, più irregolari.

La LSU si presenta quindi come una lingua sovraordinata, rappresentativa delle varianti locali, che comunque

continuano a svolgere appieno il loro ruolo di strumenti di comunicazione locali e comunitari. La LSU convive con

esse ma si candida ad essere un sistema di comunicazione di uso più ampio e generale, la lingua per gli usi formali,

nell’amministrazione, nella radio e tv, nei quotidiani, nei periodici e nell’editoria, nella scuola, nel commercio, nel

turismo, nell’economia. La LSU è quindi una lingua sovralocale, uno strumento di comunicazione che fa da “tetto”

alle singole varianti locali; non è lingua “esclusiva” ma “complementare” rispetto ad esse. Solo se noi sapremo

superare i localismi di ogni tipo, ci renderemo conto, infine, che la LSU può essere davvero la lingua più ampiamente

rappresentativa di tutti i Sardi.

La LSU può essere pronunciata, da chi la apprende per la prima volta e non ha una variante locale di riferimento

o appartenenza, secondo una pronuncia tipo, indicata nella prima parte delle Norme, a lato di ciascun fenomeno

preso in considerazione. Per chi invece parla il sardo correntemente, la LSU può essere resa secondo la pronuncia

della variante locale di appartenenza.

Nelle Norme sono contenuti anche i criteri per il trattamento del lessico generale e settoriale e indicazioni circa

l’ampliamento e ammodernamento della lingua sarda, unica garanzia e forza per il suo sviluppo futuro.

Sviluppo della LSU e sua diffusione

Per il perfezionamento, gli eventuali aggiustamenti e sviluppi della LSU, e quindi la sua diffusione, presenza e

affermazione in ogni ambito e uso, si rende necessario, come previsto dalla Regione e proposto dall’Osservatorio

della lingua e della Cultura della Sardegna, dare applicabilità operativa e continuità all’opera compiuta dalla Commissione

degli esperti, attraverso una istituzione specifica: l’

Istitutu de sa Limba Sarda

.

on. Pasquale Onida

Assessore della Pubblica Istruzione

Regione Autonoma della Sardegna

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 5

PREMESSA

La norma standard unificata deliberata dalla Commissione intende realizzare una mediazione

fra le varietà centro-orientali, più conservative, e quelle meridionali dell’Isola, più innovative, ed è

rappresentativa di quelle varietà più vicine alle origini storico-evolutive della lingua sarda, meno

esposte a interferenze esogene, largamente documentate nei testi letterari, e fuori della Sardegna

maggiormente insegnate e rappresentate nelle sedi universitarie e nel mondo scientifico.

1 INTRODUZIONE

LA COMMISSIONE

CONSIDERANDO

tutte le varianti della lingua sarda come un unico insieme composto di diversi dialetti con pari

vitalità e dignità, base viva dell’esistenza e sopravvivenza della lingua stessa, passata e presente,

CONSIDERANDO

• che tale diversità, pur costituendo una ricchezza da salvaguardare, non sempre si concilia,

oggi, con l'esigenza di presenza e sviluppo ufficiale della nostra lingua in tutti gli ambiti sociali,

didattici, informativi, amministrativi,

• che, pertanto, è urgente la adozione di un modello di lingua scritta comune per tutti i Sardi

che renda possibili ed efficaci tali usi,

• che tale lingua comune, una lingua “tetto”, vuole assicurare una interconnessione maggiore

tra le singole parlate locali,

• che il modello comune costituisce dunque uno sviluppo necessario della nostra lingua, così

come è avvenuto per altre lingue di antica o recente ufficializzazione,

• che esso costituisce ulteriore elemento di coesione, per superare gli evidenti limiti territoriali

di ciascuna variante locale, che consenta usi moderni e alti del sardo, così come auspicato dagli

organismi internazionali più prestigiosi, come il Consiglio d’Europa, la stessa Unesco o i Pen

Clubs internazionali, senza tralasciare la nostra legge 26/97 o quella italiana 482/99;

CONSIDERANDO

• che, in generale, tali varietà sono riconducibili a matrici comuni, benché alterate da esiti fonetici

e morfologici a volte distanti e di non sempre facile articolazione reciproca;

• che tali esiti, comunque, non hanno mai costituito ostacolo alla volontà di comunicare dei

Sardi e che in essi è riconoscibile una sostanziale corrispondenza reciproca, fenomeno per fenomeno,

che già in passato consentiva a chi per lavoro si spostava in diversi luoghi dell’isola di adattarsi

alla parlata degli abitanti locali;

• che, pur tenendo in debito conto le abitudini e esigenze di chi parla correntemente il sardo,

vanno considerate con particolare attenzione le esigenze di chi (soprattutto i giovani), vuole

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 6

apprenderlo;

• che la lingua scritta deve essere, se vuole raggiungere l’universalità dei Sardi, di facile apprendimento

e insegnamento, lettura, ascolto, intelligibilità reciproca;

• che, pertanto, vanno evitate soluzioni scritte di difficile realizzabilità anche tipografica;

• che, dunque, non è conveniente riportare nella scrittura suoni che non siano di facile articolazione

reciproca per i parlanti, vecchi ma soprattutto nuovi;

• che, stante la possibilità di pronunciare tale modello di riferimento secondo inflessioni locali,

come avviene nella generalità delle altre lingue, si rende utile, per orientare e rassicurare chi non

ha esempi né in famiglia né nella comunità, proporre una pronuncia di riferimento relativa alla

lingua modello;

• che i messaggi scritti raggiungono una maggiore universalità quanto più, nel loro aspetto gra-

fico, sono coerenti, regolari, sistematici, omogenei, sia nel tempo che nello spazio;

CONSIDERANDO

• che, secolo dopo secolo, in passato, scrittori e studiosi come l’Araolla, il Garipa, il Madao, il

Porru, lo Spano e altri, manifestando l'esigenza di una lingua generale e alta, hanno provato a

superare l'ambito locale con modelli sovralocali;

• che si vuole continuare quella tradizione, svilupparla, completarla, con l’aiuto di tutti i mezzi

e strumenti che la moderna linguistica ci consente, col conforto di esempi positivi analoghi che

hanno consentito a lingue oppresse e frammentate di raggiungere unitarietà, sviluppo, vigenza,

ufficialità piena;

STABILISCE

le indicazioni seguenti del modello di riferimento, chiamato LIMBA SARDA UNIFICADA, da

considerare come matrice comune a tutti per quanto riguarda la morfologia, la fonetica, il lessico

(patrimoniale e acquisito), l’ortografia.

Ben sapendo che a tale sistema potranno essere apportati emendamenti, migliorie, aggiunte,

aggiustamenti.

Per rendere maggiormente oggettive e comprensibili le indicazioni, per ogni caso preso in considerazione,

si indica, quando utile, la parola latina (o di altra lingua) presa come base comune,

quindi, in

neretto

, il modello scritto di riferimento e in alfabeto fonetico (AFI) la pronuncia consigliata.

Per ogni caso considerato, si daranno di seguito anche altre parole ad esso riconducibili.

Per arrivare alla selezione del modello, si è partiti dalla considerazione e analisi di tutti gli esiti

vivi della lingua, presenti nelle singole varianti locali, senza nessuna esclusione.

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 7

2 MODALITÀ E CRITERI

Questi sono i criteri essenziali che hanno guidato il nostro lavoro e le scelte proposte:

2.0.1 MODALITÀ

1 • Determinare il territorio linguistico. Il lavoro di elaborazione dello standard ha riguardato

la lingua sarda, escluse, come indica la legge 26/97, il sassarese, il gallurese, l’algherese, il

tabarchino.

2 • Raffrontare, per ciascun fenomeno preso in considerazione, gli esiti presenti nelle diverse

aree del sardo

3 • Prendere come base di riferimento per ciascun fenomeno il latino, in modo da stabilire con

maggiore chiarezza distanze e prossimità da esso dei diversi esiti sardi.

4 • Privilegiare come bacino linguistico entro cui operare le singole scelte per fenomeno, i

territori in cui si presentano le maggiori coincidenze di risultati, es. quelli dove avviene la

caduta della -

d

- e -

v

- intervocalica,

pee

/

pei

,

nie

/

nii

contro

pede

,

nive

; sonorizzazione di

K, P,

T

latini, es.

lughe

,

abe

,

cadena

. In tal senso, sono privilegiate le varianti meridionali, centrooccidentali

e settentrionali rispetto a quelle centro-orientali.

2.0.2 CRITERI

Nella scelta delle soluzioni per la lingua-modello, si è preferito:

5 • escludere i fonemi (e quindi i possibili grafemi) che non siano di facile e reciproca

articolazione per coloro che parlano altre varietà. Ossia, il parlante di una varietà A non

dovrà pretendere di scrivere un suo fonema tipico che non sia pronunciabile da un parlante

della variante B, C, D, ecc., e viceversa. Se si escludono le difficoltà reciproche, si

elimineranno gran parte delle soluzioni reciprocamente impraticabili.

6 • rendere coerenti e sistematici con il resto dei fenomeni alcuni casi che presentano

differenze parziali, per es. plurale meridionale

is

a fronte dei singolari

su

,

sa

. La

differenziazione per genere e numero negli articoli

su

,

sa

,

sos

,

sas

, con riferimento alla

analoga e speculare differenziazione nelle desinenze dei sostantivi e aggettivi,

-u

,

-a

,

-os

,

-as,

è sembrata preferibile anche per ragioni didattiche.

7 • privilegiare la costanza morfologica delle parole (nella loro parte iniziale, mediana e finale),

indipendentemente dalle modificazioni fonosintattiche, numerosissime in sardo come del

resto in altre lingue.

8 • tener conto dei fattori etimologici, rifacendosi, fondamentalmente alla comune matrice

latina (es. la

-t

finale della 3ª persona singolare e plurale dei verbi), escludendo i fenomeni

che non siano comuni a tutte le varianti (es. raddoppiamento di

riniziale

con prostesi

vocalica), per cui

rosa

e non

arrosa

.

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 8

9 • adottare la soluzione più comune o diffusa, p.es. la caduta della -

d

- e -

v

- intervocaliche (

pee

e non

pede

,

nie

e non

nive

), la sonorizzazione di

K, P, T

latini, (es.

lughe

,

abe

,

cadena

),

comuni alle varianti settentrionali, centro-occidentali e meridionali ma non a quelle centroorientali);

il passaggio a

[ts]

tz

del fonema

[T]

in gran parte dei paesi della Sardegna centroorientale.

La soluzione

tz

, dunque, è stata preferita perché comune alle varianti meridionali,

es.

putzu

,

petza

,

pitzu

,

matza

…, diversamente dai settentrionali

put(t)u

,

pet(t)a

,

pit(t)u

,

mat(t)a

….

10 • adottare la soluzione “piena”, più completa (all’interno del complesso delle varietà

settentrionali e meridionali) rispetto all’etimologia comune, p. es.:

ogru

[ÈoÄRu]

(=it. occhio) e

non

ogu

[ÈoÄu]

;

àteru

[ÈateRu]

(=it. altro) e non

atru

[ÈatRu]

;

lavra

[ÈlavRa]

(=it. labbro) e non

lara

[ÈlaRa]

, nei primi due casi privilegiando una soluzione settentrionale, nell’ultimo una

soluzione sostanzialmente meridionale.

Analogamente si è optato per

azis

,

sezis

, ecc., in cui, con la caduta della

-z-

, si ottiene la

forma meridionale

ais

,

seis

, ecc.; per

amus

,

semus

, ecc., in cui, con la caduta della

-mintervocalica,

si ottiene la forma meridionale

aus

,

seus

, ecc.

11 • evitare le metatesi, p.es.:

martzu

[ÈmaRtsu]

(=it. marzo) e non

mratzu

[ÈmRatsu]

12 • evitare le assimilazioni, p.es.:

ortu

[ÈoRtu]

(=it. orto) e non

ot(t)u

[Èotùu]

13 • ridurre articoli, verbi e avverbi alle parti minime costitutive, separando la preposizione

dall’articolo,

a su

,

de su

, ecc.; le particelle enclitiche dal verbo,

nara·bi·lu

,

zughide·bi·nche·lu

; la preposizione dall’avverbio,

a pustis

,

a foras

,

in antis

14 • privilegiare quanto più possibile la regolarità paradigmatica nei verbi, per favorire un

migliore apprendimento, es. l’adozione generalizzata del gerundio in -

ende in tutte le

coniugazioni, -are, -er, -ire; la desinenza in -ia di tutti gli imperfetti dell’indicativo.

15 • preservare alcuni caratteri distintivi tipici del sardo, es.:

limba e non lingua ; ecc.

chena (= it. cena) e non cena, col mantenimento della consonante occlusiva velare sorda

all’inizio di parola e sonora in posizione mediana, come in lughe,

iscola e non scola, etc., con il mantenimento della i prostetica, già presente nel latino di una

certa epoca, generale nelle varianti sarde settentrionali, centrali e anche in alcune delle varianti

meridionali.

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 9

3 ORTOGRAFIA

3.1 ALFABETO

grafema trascr. AFI annotazioni ed esempi

a [a] Come in italiano e spagnolo

b [b] In posizione iniziale o intervocalica:

es. bentu, boe, ab(b)a.

ca, co, cu

che, chi

[k] es. cane, cossa, cuddu, chessa, chida

d, dd [D], [ê] es. seda/sedda

e [E], [e] Non si segna la differenza aperta/chiusa

f [f] es. fèm(m)ina, unfrare,

ga, go, gu,

ghi, ghe

[Ä],[g] Sarà [Ä] in posizione intervocalica, [g] negli altri casi

i [i] Come in italiano e spagnolo

j [j] Solo in posizione interna:

es. maju, operaju, eccezionalmente in posizione iniziale.

l, ll [l] es. cala/calla

m [m] es. mam(m)a, cam(m)u

n, nn [n] es. cana/canna

nd [֐] es. ando, cando

o []/[o] Non si segna la differenza aperta/chiusa

p [p] es. ap(p)o, trop(p)u

r, rr [R], [r] es. caru/carru

s, ss [z], [s] es. cosa/cossa

t [t] es. gat(t)u, fat(t)u

u [u] Come in italiano e spagnolo

v [v] Prevalentemente in cultismi: es. violèntzia, violinu

z [dz] In posizione iniziale e interna:

es. zàganu, zogu, azu, mazu, tazu

tz [ts] In posizione iniziale e interna:

es. tziu, petza, putzu

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 10

3.2 Una sola forma grafica delle parole

Va rispettata la costanza morfologica delle parole (nella loro parte iniziale, mediana e finale),

indipendentemente dalle modificazioni fonosintattiche. Per esempio, si scrive isboidare, iscrudare,

isdentadu, isfozare, disganadu, islumbare, ismentigare, isnudare, ispeare, isrob(b)are,

istup(p)are, isvitare, iszungher, istzoare, indipendentemente dal fatto che la -s- del prefisso ispossa

essere pronunciata, a seconda dei casi, come r, l, n, ecc., anche per assimilazione con le consonanti

successive. Ugualmente, si scrive sempre, per es., est benende, est lanzu, est nàschidu,

ecc., anche se, nella pronuncia, la -t, in alcuni casi, può cadere e la s trasformarsi come negli

esempi precedenti. Vale lo stesso criterio per gli articoli plurali sos e sas, che non mutano mai

forma. Così tutte le altre parole che terminano con s o r, per esempio, tempus bonu, semper tuo.

3.3 Consonanti iniziali mobili b-, d-, f-, g-

Le consonanti iniziali mobili b-, d-, f-, g- vanno scritte sempre, anche se nella pronuncia possono

cadere, es.: bida, sa bida; domo, sa domo; fizu, su fizu; gama, sa gama, ecc.

3.4 Semiconsonante prepalatale -j-

La semiconsonante prepalatale -j- va usata in posizione interna, es.: maju, massaju, raju, ruju,

ecc. Eccezionalmente, p.es. nel caso di nomi geografici, può essere usata in posizione iniziale di

parola, es.: Jugoslàvia.

3.5 Uso della h

La lettera h è usata solo in combinazione con la c e la g, per rendere il suono velare di fronte alle

vocali e e i: che, chi, ghe, ghi. Inoltre, è usata, da sola, come simbolo di quantità o di tempo: h

(ettari) 30; h 16.30.

Non viene usata in nessun altro caso. Perciò, è da ritenersi inutile usarla in alcune forme del

verbo aer (it. avere), non essendovi alcuna esigenza di carattere distintivo.

3.6 Uso della q

Non si usa in nessun caso ed è sostituita dalla c.

3.7 t finale nella 3ª pers. sing. e pl. dei verbi

La terza persona singolare e plurale dei verbi termina sempre in -t, indipendentemente dai cambiamenti

di pronuncia dovuti alla fonosintassi, o a usi locali, per cui, p.es. andat, andant, ecc.

3.8 Uso dell’apostrofo

Nella pronuncia, è frequentissima l’elisione di vocale. Per rispettare il criterio di conservare

sempre una sola forma delle parole, si eviterà di segnare tale elisione, salvo nel caso dei monosillabi

su, sa, mi, ti, si, nde, nche, es. s’ùnchinu, s’ànima, m’ab(b)erit, t’indito, s’iscòstiat,

nd’annanghet, si nch’essit.

3.9 Preposizione “de”

Conformemente al criterio di non tener conto dei mutamenti fonosintattici, la preposizione de,

analogamente a tutte le parole inizianti con d, si scrive per intero: de, senza alcuna elisione.

Forme errate: e, d’.

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 11

3.10 Metatesi

Le parole si scrivono nella forma più vicina all’etimologia, senza metatesi, per cui martzu e non

mratzu, pedra e non perda o preda, salvo i casi in cui la metatesi sia generalizzata, es. intreu.

3.11 Le consonanti scempie e geminate

Si scrivono sicuramente geminate le seguenti consonanti: dd, ll, nn, rr, ss (quelle contenute

nelle parole “LaNa SaRDa” per facilitarne la memorizzazione), come nei casi seguenti:

sedda = sella contro seda = seta.

calla = smetti, stai zitto contro cala = tana, ricovero

canna = canna contro cana = canuta

carru = carro contro caru = caro

cossa = coscia contro cosa = cosa

Inoltre, si usa tz per la zeta sorda e z per la sonora: lantza = lancia contro lanza = magra. Evidentemente,

tz z possono essere raddoppiate graficamente.

Per le altre consonanti, in via sperimentale, si lascia libertà di scrivere una sola consonante o

due: b(b), c(c), f(f), g(g), m(m), p(p), t(t), v(v).

3.12 Accentazione

L’accento grafico è segnato con il segno di grave ( ). Si segna nelle parole tronche e in quelle

sdrucciole.

3.13 Clitici

Nel caso delle particelle pronominali atone posposte al verbo, per ragioni didattiche (per facilitare

l’individuazione delle parti costitutive della frase e quindi l’analisi della stessa), si preferisce

la separazione all’agglutinazione, per cui:

zughide·bi·nche·lu, leade·bos·nche·lu, ecc.

Tale soluzione concilia il criterio del mantenimento di una unica forma delle parole, indipendentemente

dalle leggi di fonosintassi, con il legame stretto che esse hanno con il verbo. Si è preferito

il punto mediano (che riduce le distanze e dà l’idea di maggior legame) al trattino, usato

preferibilmente per le parole composte. La scrittura separata consente anche un migliore trattamento

informatizzato dei testi, perché un correttore ortografico, anziché dover tenere in memoria

le migliaia di combinazioni possibili che si avrebbero tra i clitici e il verbo, le analizzerà singolarmente,

sia che si trovino separate (quando sono anteposte), che quando sono legate al verbo, unite

dal punto. La pronuncia, poi, segue le norme generali, con tutte le assimilazioni possibili che valgono

per le consonanti che si trovano all’inizio e in fine di parola.

Nel caso in cui le medesime particelle siano anteposte, devono essere staccate:

bi nche lu zughides, bos nche lu leades, bos lu leo, mi lu dant.

3.14 d eufonica

Non si segna la d eufonica ma la si lascia alla eventuale pronuncia, come nei casi seguenti:

in unu, cun unu, in onzi, a onzi, eo, eris [in Èê unu], ecc.

Poiché tale d non è frutto di alcuna elisione, non ha senso usare apostrofi né, tantomeno, ha senso

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 12

legarla con un trattino alla parola precedente o a quella successiva.

3.15 vocale paragogica

Non si scrivono le vocali paragogiche dopo consonante:

— in fine di parola

— nell’infinito della 2ª coniugazione, che dunque termina in -er.

— in parole come semper, bat(t)or, ecc.

3.16 no, non; nono

L’avverbio no si usa di fronte a parola che inizia con vocale, non di fronte a parola che inizia

con consonante, es.: no ando, non benzo. Quando è tonica in posizione finale assoluta è no o

nono.

3.17 ne, nen

La congiunzione ne si usa di fronte a parola che inizia con vocale, nen di fronte a parola che inizia

con consonante, es.: ne ando, nen benzo. Ne non può essere accentata perché non si confonde

con nessuna altra parola.

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 13

4 FONETICA

4.1 Vocali

a, e, i, o, u

Si scrivono sempre e e o le rispettive vocali etimologiche atone di sillaba finale, anche se pronunciate

rispettivamente i e u:

CANE(M) > cane, HOMINE(M) > òmine, CANTO > canto, SERO > sero

4.2 Consonanti e gruppi consonantici

4.2.1 b-, v-

Così pure: belu, bentu, binu

4.2.2 k- + vocale palatale

Così pure: chera, chizu

4.2.3 d-

Così pure: dente, dolu

4.2.4 f-

Così pure: foza, fine, filu

4.2.5 g-

Così pure: gama

4.2.6 fl-

Così pure: frunda, fruschiu, frunza

4.2.7 p-

Così pure: pee, pannu, pannutzu

4.2.8 t-

Così pure: terra, teula, timer, tando

BOVE(M) boe /ÈbE/

COELUM chelu /Èkelu/

DOMO domo /ÈDm/

FUNE(M) fune /Èfune/

GATTU(M) gat(t)u /ÈÄatu/

FLORE(M) frore /ÈfRRE/

PANE(M) pane /ÈpanE/

TEMPUS tempus /Ètempus/

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 14

4.2.9 -c-

Così pure: soga, boghe, nughe, paghe, àghina, aboghinare, bighinu, fogu

4.2.10 -p-

Così pure: abe

4.2.11 -t-

Così pure: meda, andadu, chida, roda, seda, mudu

4.2.12 -g-

Così pure: baina, sartaine, suer, teula

4.2.13 -b-

Così pure: aer (vb.), laore, lieru, seu, taula, triulare, triulas, ecc.

4.2.14 -v-

Così pure: boe, cau, chiu, noe, noa/nou, nae, riu, trae, ecc.

4.2.15 -m-

Così pure: gràm(m)ene, nùm(m)ene, ràm(m)ene, sùm(m)ene, ecc.

4.2.16 -l-

Così pure: belu, filu, malu, mela, pilu, solu, mulu, ecc.

4.2.17 -n-

Così pure: canu, fenu, binu, sonu, luna, ecc.

4.2.18 -s-

Così pure: rasu, pasu, pasare, fusu

LOCU(M) logu /ÈloÄu/

SAPA(M) saba /ÈsaBa/

ACETU(M) aghedu /ÈaÄeDu/

EGO eo /ÈEo/

NUBE(M) nue /ÈnuE/

NIVE(M) nie /ÈniE/

RAMU(M) ram(m)u /Èramu/

SOLE(M) sole /ÈslE/

MANU(M) manu /Èmanu/

NASU(M) nasu /Ènazu/

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 15

4.2.19 cl-

Così pure: crae, crèsia, cresura,

4.2.20 -cl-

Così pure: annigru, mudegru, ograda, origra, peugru, fenugru, meriagru, magra

4.2.21 -cr-

Così pure: làgrima, sogru, ecc.

4.2.22 -cs- (x)

Così pure: dassare, ecc.

4.2.23 -ct-

Così pure: fat(t)u, cot(t)u, ecc.

4.2.24 -cj-

Così pure: latzu, sedatzu, ecc.

4.2.25 -qu-

Così pure: eb(b)a, àb(b)ila, ecc.

4.2.26 fl-

Così pure: frama, fragare (vb.), froedda, frùmene,

4.2.27 pl-

Così pure: pranu, prus, proer, prangher, prantu,

4.2.28 -br-

Così pure: chilivru, colovra

CLARU(M) craru /ÈkRaRu/

OC(U)LU(M) ogru /ÈoÄRu/

ACRU(M) agru /ÈaÄRu/

COXA(M) cossa /Èksa/

LECTU(M) let(t)u /Èletu/

ACIARIU(M) atzarzu /aÈtsaRdzu/

AQUA(M) ab(b)a /Èaba/

FLORE(M) frore /fRÈRE/

PLENU(M) prenu /ÈpRenu/

LABRA lavra /ÈlavRa/

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 16

4.2.29 sc-

Così pure: iscala, ischire, iscudu, ischina, iscannu, iscarpeddu, iscàndula, ischintidda

4.2.30 sp-

Così pure: ispargher, ispada, ispatzare, ispina, isposu, ispigru

4.2.31 st-

Così pure: istula, istàmene, isteddu

4.2.32 -lb-

Così pure: arvèschida, arvada

4.2.33 -lc-

Così pure: carcanzu, carchina, carche, corcare, durche, surcu

4.2.34 -ll-

Così pure: modde, caddu, coddu, podda

4.2.35 -lg-

Così pure: murgher

4.2.36 -rg-

Così pure: màrghine, ispargher, purga

4.2.37 -lp-

Così pure: purpa, parpare, gurpe, gùrpinu

4.2.38 -lt-

Così pure: sartu, sortu

SCHOLA(M) iscola /isÈkla/

SPICA(M) ispiga /isÈpiÄa/

STARE istare /isÈtaRE/

ALBU(M) arvu /ÈaRvu/

FARCE(M) farche /ÈfaRkE/

PELLE(M) pedde /ÈpEêêE/

ALGA arga /ÈaRÄa/

LARGU(M) largu /ÈlaRÄu/

CULPA(M) curpa /ÈkuRpa/

ALTUS artu /ÈaRtu/

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 17

4.2.39 -nd-

Così pure: prender, andare, tunder, prander, gràndula

4.2.40 -nf-

Così pure: infunder

4.2.41 -rb-, -rv-

Così pure: erva, barva, chervu, corvu, corve, cherveddu

4.2.42 -rc-

Così pure: arcu, chercu, chircare, chircu, mèrcuris,

4.2.43 -rcl-

Così pure:

4.2.44 -ncl-

Così pure:

4.2.45 -rd-

Così pure: cardu, corda, cordiolu, perder, lardu, pèrdighe

4.2.46 -rt-

Così pure: corte, mortu, forte, sorte

4.2.47 -sc-

Così pure: musca, pische, iscala, pasca, nuscare,

4.2.48 -scl-/-stl-

Così pure: ascra, iscraria, uscrare

QUANDO cando /Èka÷ê/

INFERNU(M) inferru /inÈferru/

ARBORE(M) àrvore /ÈaRvRE/

PORCU(M) porcu /ÈpoRku/

COOPERCULU(M) cobercu /koÈBeRku/

*MINCLA(M) mincra /ÈminkRa/

SURDU(M) surdu /ÈsuRDu/

HORTU(M) ortu /ÈoRtu/

PISCARE piscare /pisÈkaRE/

MASC(U)LU(M) mascru /ÈmaskRu/

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 18

4.2.49 -sp-

Così pure:

4.2.50 -ss-

Così pure: grassu, esser

4.2.51 -st-

Così pure: custu, àstula, fuste, canistedda

4.2.52 -tr-

Così pure: bidru, màdrighe, pedrosu, pudrigare

4.2.53 -ng- + vocale palatale

Così pure: chingher, pungher, tingher, fingher,

4.2.54 -ngl- secondario

Così pure: angrone, singru

4.2.55 -ngu-

Così pure: ambidda, ìmbena, sàmbene,

4.2.56 i + vocale palatale iniziale

Così pure: ghenna. Però: zeùnu, zeunare

4.2.57 i + vocale interna

Così pure:

4.2.58 yod + vocale iniziale

Così pure: zunta

VESPA(M) bespe /ÈbespE/

FOSSA(M) fossa /Èfosa/

FESTA(M) festa /ÈfEsta/

PETRA(M) pedra /ÈpEDRa/

PLANGERE prangher /ÈpRangER/

UNG(U)LA(M) ungra /ÈungRa/

LINGUA(M) limba /Èlimba/

IENARIUS ghennarzu /ÈgEÈnnaRdzu/

MAIUS maju /Èmaju/

IUNCU(M) zuncu /Èdzunku/

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 19

4.2.59 -b + yod

Così pure: marruju

4.2.60 -d + yod

Così pure:

4.2.61 -d+ yod

Così pure: raju, moju

4.2.62 l+yod

Così pure: chizu, foza, fozu, lizu, mezus, ozu, pizu

4.2.63 n+yod

Così pure: anzone, cunzare, laghinza, mandighinzu,

4.2.64 -r+yod-

Così pure: corzolu, iscorzolare, canarzu, acanarzare, iscorzare,

4.2.65 ti+vocale

Così pure: pratza, pitzu, putzu,

4.3 Adattamento forestierismi

4.3.1 ce, ci

ce > tze, ci > tzi

it. cinta > tzinta

4.3.2 ge, gi

ge > ze, gi > zi

it. gente > zente, it. Genova > Zènova, it. Parigi > Parizi, geografia > zeografia

4.3.3 gli + vocale

gli + vocale > lli + vocale

it. maglia, màllia, it. maglione, mallione, it. sbaglio, isballiu

RUBEU(M) ruju /ÈRuju/

HODIE oe /ÈE/

MODIU(M) moju /Èmoju/

FILIU(M) fizu /Èfidzu/

VINEA(M) binza /Èbindza/

CORIU(M) corzu /ÈkoRdzu/

*PETTIA(M) petza /ÈpEtsa/

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 20

4.3.4 gn

gn > nn

it. Sardigna > Sardinna, it. campagna > campanna

4.3.5 sce, sci

it. scena > issena, it. sciarpa > isserpa

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 21

5 ARTICOLO

Articolo determinativo Articolo indeterminativuo

SIN su, sa unu, una

PLUR sos, sas unos, unasa

a. È usato nel senso di ‘circa’.

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 22

6 FORMAZIONE DEL PLURALE

Il plurale di sostantivi e aggettivi si forma aggiungendo una -s alla forma singolare nelle parole

terminanti in -a,

-e, -i, -o, anche quando accentata. Le parole che terminano in -u, fanno il plurale sostituendo la

u con os:

mesa, mesas

pane, panes

panet(t)eri, panet(t)eris

sero, seros

caf(f)è, caf(f)ès. Così pure le altre parole, in generale di origine straniera, che terminano in -à, -ì,

-ò, ù, es:. tribù, tribùs

bonu/-a, bonos/-as

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 23

7 AGGETTIVO

7.1 Comparativo

7.1.1 di uguaglianza

— cantu (a), che (a), com(m)ente (e), (a) + sostantivo/pronome

7.1.2 di superiorità

— prus + agg.

7.1.3 di inferiorità

— prus pagu + agg.

7.2 Superlativo

7.2.1 relativo

— articolo determ. + prus + agg.

7.2.2 assoluto

— con iterazione: mannu mannu, artu artu, ecc.

— aggettivo + a beru

meda + aggettivo

7.3 Comparativi e superlativi sintetici

mezus

peus

LIMBA SARDA UNIFICADA • Norme di base | pag. 24

8 PRONOME

8.1 PRONOMI PERSONALI

8.1.1 Serie tonica

8.1.2 Serie atona

soggetto forme oblique

SING 1 eo de, pro, … me(ne) a mie cun megus

2 tue de, pro, … te(ne) a tie cun tegus

3 issu/issaa, bostèb

a. Riferendosi a persona si può usare anche isse

b. Forma di cortesia

a, cun, de, pro,… isse/issu/issa/bostè

in/dae sesec

c. Forma riflessiva

PLUR 1 nois a, cun, de, pro,… nois

2 bois a, cun, de, pro,… bois

3 issos/issas a, cun, de, pro,… issos/issas

in/dae sesed

d. Forma riflessiva

NUM. PERSONA